Livorno può e deve guardare lontano

Sinistra Italiana di Livorno segue il dibattito politico in corso senza lasciarsi coinvolgere dalla tentazione opportunistica di ricostruire il centrosinistra. Quanto ai sondaggi di questi giorni, devono essere letti con un occhio rivolto al passato, a quel 2014 che ha cambiato tutto e che qualcuno cerca di cavalcare parlando oggi più dei fasti che non dei propri errori.

Abbiamo aperto un dialogo con tutte quelle forze radicali a sinistra alle quali non basta solo costruire una barricata fine a se stessa contro la Lega, per questo seguiamo con interesse anche la proposta di De Magistris e gli sviluppi che porterà Agorà DemA Livorno nata in quel solco.

I contenuti politici propri di Sinistra Italiana di Livorno, sono lontani dagli schemi triti e ritriti, dalla condivisione di vecchi percorsi incarnati dalle solite facce, perché pensiamo che non basti eliminare un simbolo e fare una lista civica, senza un progetto solido e condiviso per essere credibili.

La nostra proposta sarà alternativa e radicale per rispondere a quel 40% che non sa più in cosa credere. Guardiamo a chi non vota più, a chi è deluso da una rivoluzione a metà e a chi resiste all’istinto della paura innescata da ciò divide ed esclude nella e dalla città. Solo un programma che agisca e ripari gli errori che hanno distrutto il mondo del lavoro, l’uguaglianza e la speranza per futuro, potrà riportarli a decidere. Crediamo fermamente che l’idea di poter costruire un’ Europa diversa, debba essere accolta in modo lineare e praticata su un territorio, per questo pensiamo che sia poco attento e lungimirante chi crede con leggerezza che si possa fare altro a casa propria. Serve concretezza, praticità, non una contraddizione. Un progetto alternativo di Europa, adeguato anche a questo territorio, deve abbattere, non costruire confini e avere uno sguardo lungo. Livorno lo merita, così come lo meritano le persone che la mantengono viva senza arrendersi.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana Federazione di Livorno

 

LEGA FUORILEGGE

Ci sono molti modi per stare a Sinistra.
Modi efficaci oppure no, molto dipende dal luogo che scegli per partecipare al ‘mondo’ qua l’è il tuo.

Oggi sono stata al presidio contro la Lega in piazza Cavour, rappresentavo non solo un partito, ma la storia che unisce molti compagni al loro passato da spendere nel presente, ogni giorno con la loro lotta espressa in azione politica. Sarebbe stato un errore non esserci. Chi ha declinato l’invito alla chiamata di protesta ha scelto qua l’è il fronte unico da costruire.

So che con molti compagni che erano in piazza oggi, Sinistra Italiana potrà condividere un cammino, con altri una vicinanza di obiettivi, ma non credo che avremo molto da dividere con chi non c’era e ha ritenuto che era saggio restare in poltrona a gufare.

La sinistra che sproloquia nelle chat di Whats App, su stipe o su Facebook, ha deciso di non riprendersi un ruolo, aspetta chi offre di più, senza fare la fatica che comporta la lotta pubblica, il corpo a corpo L’unica fatica che è disposta a fare è quella di attorcigliarsi in programmi da sbandierare ma da non condividere, rivendicando una primogenitura che è fragile quanto autocelebrativa e povera.

Oggi a discapito di chi “gufava” , e uso non a sproposito un termine tanto caro a Matteo Renzi perché il fine ultimo per qualcuno forse è assomigliare proprio a lui sono restati fuori per scelta da una pacifica contestazione, forse sperando che degenerasse per alzare all’occorrenza il solito ditino . Bene, io continuerò ad esserci, partecipare a queste proteste sarà importante e so che servirà perché saprò di non essere mai sola. Se il dissenso si esprimerà in maniera legale e democratica, come avvenuto oggi Sinistra Italiana ci sarà, sempre.
L’attesa di Ceccardi, la commissaria regionale della Lega forse era solo una scusa per ritrovarsi ? Non credo, era un tam tam chiaro, non fraintendibile fra chi non accetta l’attesa e la resa. Eravamo in tanti, molti di più di ciò che restituirà la cronaca sulla stampa di domani e non nego che fra i cittadini livornesi che passavano e si soffermavano ho sentito parole chiare e nette contro chi è razzista come Salvini e i suoi adepti.

Se la Sinistra reale ( non quella che si candida nella nostra città ad essere ancillare al PD ) si mescola e si contamina trovando punti comuni per stare insieme, potrà far tornare una voce indispensabile. Leggere in chat su Whats App da esponenti di forze politiche locali che la contestazione è qualcosa da Curva Nord dello Stadio oppure che è anacronistico il ritorno al ’68, così come sono anacronistici i valori dell’antifascismo, significa semplicemente essere anni luce lontani dai valori di una Sinistra che oggi serve a Livorno e in Italia.

Il campo è largo e c’è spazio per tutti. Oggi più che mai nel vuoto pneumatico nel quale siamo precipitati per irrilevanza è scarsa incisività c’è davvero poco di cui vantarsi per dare lezioni di purezza.
Una scritta su un muro a volte serve a dare un messaggio chiaro, così come è servita la voce uscita dalla gola di 500 persone oggi che urlavano il loro no alla Lega. Pesano come macigni i proclami razzisti e quei 49 milioni da restituire in 80 anni.

Le camionette della Polizia e le transenne che alla prossima manifestazione diventeranno cavalli di Frisia, sono l’immagine di una debolezza infinita che una parte di Livorno, una parte sola, ha smascherato oggi.

Quanto è costata allo stato la difesa di questa pagliacciata?
Chi minimizza e fa della triste ironia da salotto pensa di poter gestire solo a parole il dissenso ? Il popolo non lo sfami con le brioche dei salotti che odorano di Leopalda e di renzismo.

La Signora commissaria regionale della Lega Toscana, è uscita con la penombra, protetta dalle luci basse della sera, dalle divise e dalle camionette quando tutti erano andati via.
Davvero coraggiosa, non c’è che dire.
Avrà pane per i suoi denti ogni volta che deciderà di venire a Livorno, ci sarà sempre qualcuno pronto ad attenderla per ricordarle che la Lega e i fascisti qui non avranno mai un luogo sicuro dove nascondersi.

Ieri era MSI FUORILEGGE, oggi è LEGA FUORILEGGE.

Simona Ghinassi

‘Dello studio e della lotta’, i giovani si riprendono i loro diritti

La protesta degli studenti scesi a manifestare in piazza Cavour questa mattina, avrebbe dovuto sollevare molto più clamore di quanto purtroppo non abbia avuto.
Prima del colore politico conta il contenuto e avrebbe dovuto essere largo e trasversale, così come sono larghi e trasversali i problemi che coinvolgono la vita degli studenti oggi.
Il diritto allo studio vale per tutti, altrimenti lasciamo passare il concetto che non essendoci valga solo per qualcuno e non per tutti.
Sgomenta vedere che gli adulti quasi non c’erano, a proteggere quei ragazzi lasciati soli c’erano solo le loro convinzioni che dovrebbero invece essere cosa nostra, da difendere.
Se la politica è assente e non ascolta, continuerà a fallire.
Continueranno a non esserci le energie sane per ricostruire un Paese vinto e più povero di quello che era cinquant’anni fa.Cosa chiedono è chiaro, loro parlano con un lessico comprensibilissimo, manca solo la voglia di ascoltarli.
Oggi una delegazione larga e rappresentativa si recherà dal Ministro Di Maio per chiedere cose semplici, cose che appaiono ovvie ma che invece, non da oggi ma da molto tempo comprimono i loro diritti fino a farli scomparire.
Nell’ordine le richieste partiranno dall’abolizione della famigerata 107 per riformare l’alternanza scuola lavoro che ha generato troppo spesso fenomeni di sfruttamento che poco hanno a che fare con la formazione e non garantiscono nemmeno l’accumulo di crediti.
E’ indispensabile poi, l’approvazione del Codice Etico degli studenti per la totale gratuita’ dei percorsi e contro lo sfruttamento, per l’abolizione delle ore obbligatorie e per riqualificare la didattica: che sia istruzione integrata e che si investa per renderla gratuita e di qualità.
Entrare nelle nostre scuole non deve essere un privilegio: vogliono subito una legge nazionale sul diritto allo studio che definisca i livelli essenziali delle prestazioni. A chi parla di daspo e polizia nelle scuole rivolgono le parole piu’ dure: si ritiri il progetto ‘scuole sicure’ per investire sulla messa in sicurezza delle scuole che oggi crollano mettendo a rischio la vita di studenti e docenti.
La mancanza di posti all’interno delle residenze universitarie, l’insufficienza delle borse di studio che arrivano con enorme ritardo, tasse universitarie ed affitti troppo elevati, rendono urgente più che mai un rifinanziamento del diritto allo studio e l’innalzamento della no tax area verso l’ Università affinché sia realmente gratuita ed accessibile a tutte e tutti, per questo è necessaria una legge sul diritto allo studio.
Ecco, queste sono le richieste, cose semplici davvero.
Controproducente e stupido non ascoltare per chi può decidere o può scegliere, dove portare questo paese.
Se questo come già rilevato, ‘non è un paese per vecchi’, continuando così senza cambiare strada, diventerà sempre meno un paese per giovani.
Non possiamo continuare a restare a guardare senza essere al loro fianco e continuare a sostenerli con un pallido appoggio nella loro lotta.
Il futuro sono loro, non noi.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

Nogarin non privatizzi la cremazione a Livorno

Leggo con stupore che il Sindaco Nogarin vuole rivedere il servizio della cremazione nella nostra città e sempre con stupore leggo velate accuse di business sulla cremazione alla SOCREM.

A Livorno fin dal lontano 1882, anno della fondazione della prima ‘Società di Cremazione’, da parte di un gruppo di laici illuminati che nel 1893 decise di donare gli impianti al Municipio della città si realizzò un patto laico con la città che è arrivato fino ad oggi con la massima trasparenza. I bilanci di SOCREM sono pubblici e non comprendo perché si voglia aprire ad una privatizzazione.

Auspico che il Sindaco e il M5S ci ripensino perchè passeranno alla storia come quelli che hanno distrutto una realtà storica come la SOCREM e privatizzato un servizio che ne fatti dal 1882 ad oggi a Livorno è gestito in maniera pubblica dai noi cittadini.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Mobilitiamoci per portare aiuto e solidarietà a Livorno

A seguito degli eventi del 10 settembre che hanno coinvolto la città di Livorno, la Federazione di Sinistra Italiana Livorno, congiuntamente al coordinamento del Circolo territoriale di SI, al coordinamento del Circolo tematico ‘Pier Paolo Pasolini’, e sostenuti dal Coordinamento regionale di Sinistra Italiana, chiedono partecipazione ed impegno agli organi nazionali di Sinistra Italiana per aiutare con un contributo reale e riconoscibile, le zone maggiormente colpite dall’alluvione e nelle quali Sinistra Italiana di Livorno ha operato in modo diretto prestando soccorso per una settimana senza interruzione supplendo alla mancanza di coordinamento istituzionale nel quartiere di Salviano.

Il coordinamento regionale ha stabilito che la prossima assemblea regionale di Sinistra Italiana Toscana (data indicata domenica 15 ottobre) si terrà a Livorno. Alla conclusione dei lavori assembleari è previsto un grande pranzo di solidarietà presso i locali del Circolo Arci ‘Carli’ di Salviano che ci garantisce gratuitamente anche l’utilizzo della sala soprastante per le nostre attività politiche. I proventi ricavati dal pranzo, proponiamo vengano donati al Circolo ‘Carli’ per finanziare in particolare la ricostruzione della “biblioteca”, luogo utilizzato anche dal le associazioni che gravitano all’interno del circolo e che ha subito gravi danni.

La nostra proposta è quella di invitare al “pranzo per la biblioteca di Salviano” tutti i membri dei Gruppi Parlamentari di Camera e Senato oltre che della Direzione e della Segreteria Nazionale di Sinistra Italiana. Chiediamo, per raggiungere lo scopo prefisso, uno sforzo da parte degli organismi nazionali affinché ci sia una grande partecipazione. Chi non potrà personalmente partecipare avrà la possibilità di versare un proprio contributo, finalizzato al progetto sovraesposto, utilizzando il codice IBAN IT 35 Q 01030 13900 000005814794 con causale “solidarietà Livorno”.

La Federazione di Livorno si impegnerà ad agire in massima trasparenza pubblicando il risultato della raccolta fondi.

Restiamo in attesa di una risposta da parte vostra ricordando ancora una volta quanto sia importante ed efficace la nostra presenza sul territorio locale e come operazioni di solidarietà come queste possano oltre che ad avere ricadute eccezionali in termini politici, possano veramente fare la differenza con un’azione reale sulla soluzione di problemi reali, per migliorare le condizioni di esistenza delle persone in un frangente tanto difficile.

Simona Ghinassi – Coordinatrice Sinistra Italiana Federazione di Livorno
Andrea Cionini – Coordinatore Circolo Territoriale Sinistra Italiana Livorno
Alessandro Serra – Coordinatore Circolo Tematico ‘Pier Paolo Pasolini’ Sinistra Italiana Livorno

Livorno non si piegherà mai

Il fango ha sporcato tutto, i corpi, le case, le strade, le aziende, ma non ha macchiato la speranza e a dignità di questa città.
E’ bello vedere la solidarietà delle persone, spontanea, gratuita arrivata fin dalle prime ore della mattina di domenica 10 settembre nei quartieri di Livorno.
Noi di Sinistra Italiana Livorno non abbiamo obbedito all’ordine di recarci al punto operativo allestito dalla Protezione Civile al Palazzetto dello sport solo se esperti ed organizzati soccorritori, abbiamo agito con la testa, la pancia, ma soprattutto il cuore.

La nostra emergenza era quella di essere lì, in fretta.
Molti di noi non avevano stivali e nemmeno guanti. Arrivati a Salviano dopo una richiesta di aiuto abbiamo iniziato a lavorare a mani nude, nel fango fino a metà coscia.

Lo scenario era surreale: l’acqua era scesa ma restava visibile sui muri una linea, al di sotto di essa c’era un abisso pieno di vite, ricordi galleggianti e trascinati qui da chissà dove.
La furia dell’acqua rimescola le vite degli uni a quelle degli altri ed è il caos.
Ma c’era chi sorrideva nel fango, una folla di giovani senza paura accorsi subito, in quel cortile c’era anche la curva nord del Livorno calcio. Giovani e giovanissimi, imbrattati di fango dalla testa ai piedi, che a Livorno abbiamo chiamato “bimbi della mota”.
Nessuno organizzava i soccorsi ma non ci siamo persi nella disperazione che avevamo davanti e il Casa del Popolo di Salviano – Circolo Arci Carli ha dato il supporto che serviva a tutti noi per non arrenderci.

La vera natura del mutuo soccorso l’abbiamo misurata qui, perchè Rossella, Loredano e tanti altri compagni della Casa del Popolo di Salviano si sono presi cura di tutti ed è stata questa la vera e unica ‘protezione civile’ che abbiamo ricevuto.
Noi compagni di Sinistra Italiana di Livorno eravamo lì ed è stato bello aiutare a far funzionare quella macchina splendida che si chiama solidarietà, ma che ha anche bisogno di ordine, logica e rigore perché non puoi permetterti di sprecare energie preziose quando sei immerso nel fango, sta piovendo e sai che devi fare in fretta: può arrivare un’altra piena a ‘finire il lavoro’ abbattendo l’ultimo muro che separa questa gente dal baratro. Abbiamo trovato il tempo per ascoltare le storie di tutti, asciugato le lacrime di chi non aveva più niente oltre ai vestiti che indossava, cercato di ridare una forma a tutto ciò che non la possedeva più, mai da soli, ma insieme a tanti senza nome.
Il fango azzera colori, odori e percezioni fino a farti scomparire in una massa indistinta e informe: alla fine non sai più chi sei e serve essere in tanti per aiutare gli altri a riconoscersi. Sopra quella linea terribile di demarcazione spuntava la catasta di macchine sbattute e ammucchiate dal’acqua, una torre di Babele irrecuperabile. Una ad una le auto sono state spinte a mano lungo la salita, serviva la forza che solo insieme si può trovare.
Abbiamo lavorato accanto ai lavoratori ora in cassaintegrazione della ex-Lucchini di Piombino: gente pratica che non si spaventa, e che ha voglia di restituire molto anche se ha ricevuto pochissimo, anzi, nulla per il suo futuro. Abbiamo visto l’estro dei Portuali di ALP che hanno salvato l’insalvabile dal fango che ha ricoperto oggetti che avevano un valore affettivo e di memoria per le famiglie.

E come loro altri lavoratori e persone che non si perdono in chiacchiere e nella virtualità dei social ma abituati alla fatica hanno fatto l’impossibile per cacciare il fango che aveva travolto poche ore prima case, strade e giardini.
A Salviano non c’era nessun soccorso istituzionale organizzato ad aiutare la nostra forza di volontà ed è stata enorme l’amarezza di accorgersi che quel quartiere era come un enorme buco nero, dimenticato e nascosto dentro i troppi segreti e le troppe inchieste racchiuse fra le sponde del Rio Maggiore.
Ogni torrente a Livorno porta sul suo letto un bagaglio di dubbi e gravissimi errori.

Molti altri luoghi sono stati dimenticati insieme a Salviano: per esempio in Collinaia l’azienda agricola di Federico, un giovane imprenditore al quale sono rimaste solo le sue zucche recuperate nei fossi da vendere per beneficenza sono fra questi, nonostante i gazebi organizzati nel centro del quartiere dalla Protezione Civile, nessuno tranne la Casa del Popolo di Salviano è andato da lui a portare acqua e cibo ai “bimbi della mota”, operai e cittadini che armati di poche pale ma di tanta buona volontà ripulivano il quartiere.
Come mosche sul miele sono arrivati con le camicie immacolate alcuni rappresentanti di forze politiche’ per le riprese video delle tv approfittando del fondale giusto, mentre altri come noi si sono messi i guanti e gli stivali.
Dimenticate anche le tante case sparse sulle prime colline della città dove, a oggi, dopo quasi una settimana attendono ancora interventi in emergenza per poter rientrare ognuno in casa propria senza rischiare la vita.

E’ in corso un’altra allerta meteo che si protrarrà per tutto il week end e siamo tutti col fiato sospeso pensando all’incubo dei fiumi in piena e a ciò che è accaduto nella raffineria ma forse non sapremo mai.
I morti non puoi nasconderli come polvere sotto il tappeto, sono otto e dentro c’è tutta la tragicità dello scempio fatto a questa città: una mappatura dolorosa degli sbagli, delle compravendite e degli affari sporchi di chi ha gestito l’espansione della città, così come gli interventi realizzati a metà di regimentazione idraulica e di messa in sicurezza di un territorio sfregiato e mutilato che grida vendetta e fa sentire tutta la sua rabbia mentre affoga nel fango.

Guardando le immagini di Sarno, ci sembrava un altro mondo, lontano da noi.
Ecco, quel mondo è qui adesso nella civilissima Toscana, dove il desiderio di calendariare in modo sincopato prima dell’ennesima campagna elettorale, le grandi opere e piegare la volontà di cittadini che hanno capito, ha preso il sopravvento sulla cura e la tutela minuziosa di un territorio prezioso ma delicato che va difeso, costi quel che costi.
Non è mai la natura a punirci, è la pochezza degli uomini che credono di poter dominare l’ambiente esercitando un potere relativo che non guarda in faccia a nessuno.

Consumare, costruire e guadagnare, cementificare senza chiedersi cosa accadrà a quel fiume a quella strada è subdolamente una scusa per giustificare un’idea di progresso che non può essere di sinistra.
Distruggere un territorio non è mai un’azione collettiva, non esiste ragion di Stato che giustifichi tale scelta nel piccolo non esistono cooperative edilizie amiche oppure immobiliaristi e imprese edili a cui far continuare lo scempio avvenuto in questi trentanni nella città solo perchè con gli oneri di urbanizzazione si è gestito meglio i bilanci del Comune. Sarà un caso ma dove la città si è espansa oltre il dovuto i corsi d’acqua sono stati tombati e imbrigliati e la natura si è ribellata alla cappa di cemento gettata senza raziocinio.
Al netto delle polemiche in corso con l’inevitabile rimpallo delle responsabilità fra le istituzioni, oltre agli interessi, la superficialità e nessun calcolo sulle ricadute, hanno causato tutto questo. Non basteranno le inchieste della Procura a rimediare ad un danno che si trascina da cinquant’anni, ma almeno i cittadini sapranno nome e cognome di chi ha abusato delle loro vite e soprattutto vigileranno di più su ciò che gli appartiene.

Serve un inevitabile cambio di passo per il futuro di questo Paese, una dura presa di posizione che costringa amministratori a stringere un patto fiduciario con i cittadini per garantire sicurezza e benessere oltre che una gestione intelligente del territorio nel quale vivono.
Smettiamola con la commistione fra interessi pubblici e privati perché la pianificazione territoriale e qualcosa di serio, lascia segni indelebili e il consumo scellerato di suolo per fini personali non può mettere in predicato la vita degli altri.
Viviamo in uno dei paesi più belli del mondo eppure si continua a morire per un alluvione.
Non occorre essere rabdomanti per capire, basta solo ascoltare e leggere le pieghe di un territorio che cambia, sempre in peggio purtroppo al di là della nostra volontà.

Ci siamo spinti oltre, ma non è troppo tardi per cambiare, lo dimostra la solidarietà a Livorno che è giunta anche da fuori regione.
I compagni di Sinistra Italiana non vogliono lasciarci soli, sono infatti tante le richieste di informazioni per donare risorse e aiutare Livorno a ripartire.

Serve una spinta forte del nostro Partito, serve un segno che lasci memoria di ciò che stiamo costruendo, che ci identifichi come coloro che non accettano di vedere morire altre persone per cambiare rotta. Facciamo un buon uso della solidarietà, lanciando una grande campagna di sensibilizzazione da condividere e che rimetta in cima alla nostra agenda la tutela del territorio nel quale viviamo.
A Livorno, noi compagni di Sinistra Italiana stiamo organizzando e strutturando interventi da poter realizzare, senza sovrapporci alle competenze delle istituzioni perché c’è un mondo di associazioni che opera per il bene collettivo e oggi ciò che serve è coesione sociale, amore per i beni che ci appartengono come cittadini e ci saranno indispensabili per vivere nel futuro.
Tutti noi dobbiamo capire che non può esistere condivisione fra gli uomini dove non c’è rispetto per il luogo nel quale vivono.
Ieri sera a Vercelli il Livorno giocava una partita di calcio contro l’Alessandria.

C’erano i tifosi della curva nord, molti dei ‘bimbi motosi’ che hanno lottato col fango senza arrendersi e liberare anche quel cortile dalla furia dell’acqua e da ciò che aveva potato con se.
C’era uno striscione a raccontare chi erano, la scritta impressa diceva questo: ‘Come l’acciaio resiste la città’.
Avevano ragione, la città resisterà davvero, ma solo se sapremo proteggerla.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Ulteriore rinvio bando Darsena Europa

Sinistra Italiana – Federazione di Livorno apprende con incredulità l’ulteriore slittamento del bando Darsena Europa a fine settembre.
Molti mesi sono stati quindi buttati al vento, con la scusa di ‘aggiustare il tiro’ dal momento che ci sono cose da approfondire e modificare all’interno del testo del bando.

Se la nomina del nuovo Presidente di Autorità Portuale avrebbe dovuto risolvere e velocizzare le procedure di gara in termini di tempistica il lancio di questa operazione così importante per la città, ci accorgiamo e non ci sorprende purtroppo, che non bastano nemmeno i capitani più coraggiosi nominati direttamente da Roma a cambiare un trend consolidato.

Il viaggio in Cina del Presidente del Consiglio Gentiloni, pare non aver portato fortuna a Livorno che si vede tagliata fuori dai giochi, dopo che investitori con gli occhi a mandorla avevano già messo un’opzione importante sul porto. Ancora una volta le scelte del PD dimostrano quanto manchi la volontà politica di aiutare questa città a rialzarsi.
Che dire delle promesse del Ministro Del Rio?
Solo promesse ‘da marinaio’ che certamente non appassionano nessuno di noi di Sinistra Italiana Livorno e ricadono come un macigno sul destino della città e del Porto che la fa ancora vivere.
Ma la domanda è, quanto tempo dovremo ancora aspettare?
La crisi non aspetta le decisioni del PD.

Simona Ghinassi – Coordinatrice Federazione di Livorno

 

Intervento congresso federazione

Care compagne e cari compagni,

Antonio Gramsci diceva che  “L’indifferenza è il peso morto della storia”, ebbene, noi non siamo indifferenti, non lo saremo per chi ci è seduto accanto o per chi verrà dopo di noi.

Sinistra Italiana è un’ occasione di riscatto, l’ultima disponibile e non possiamo arrenderci agli ostacoli che troveremo sul nostro cammino. Non possiamo rinunciare a sperare di cambiare con la lotta e con l’impegno civile il ritorno all’essenza delle cose.

E’ necessario riappropriarsi delle battaglie di chi ci ha regalato una libertà che a volte non abbiamo saputo gestire e meritare.

La sinistra per come la intendiamo noi, sopravvive nei bisogni che chiedono ascolto ogni giorno nella società, in mezzo alle pieghe più dure di un’esistenza divenuta ormai troppo difficile che mette generazioni, popoli e anime le une contro le altre.

Qual è la risposta a tutto questo? Serve recuperare un vocabolario che non si è estinto. Che sia comprensibile, attento ai simboli che rappresenta ma soprattutto attento alle domande che abbiamo smesso di porci pensando che la Sinistra,  potesse continuare a vivere per inerzia.

Serve azione, serve il coraggio di ammettere che abbiamo sbagliato ma che siamo pronti a riprovarci camminando con umiltà su un percorso diverso che torni ad ascoltare e a guardare chi non guardiamo e non ascoltiamo più ma c’è e ci sta aspettando.

Il popolo che non vota ci fa paura, ma solo perché non si riconosce più in noi, per questo dobbiamo uscire dalla torre d’avorio e andare insieme a lui nelle strade e nelle piazze!

Le parole della sinistra devono tornare prepotentemente nell’aria e non essere sussurrate a bassa voce. Abbiamo ancora in tasca gli errori che serviranno a non sbagliare più per far crescere una nuova generazione di uomini e donne che con fiducia, ma anche con rabbia, vogliono tornare ora ad essere padroni della loro vita, per vivere e non sopravvivere. Aspirare al futuro è un diritto, non un privilegio. Per questo la precarietà dell’esistenza va cancellata e risolta.

La società nella quale viviamo non è un’azienda e per questo il modello Marchionne che è diventato un modello di vita non possiamo accettarlo!

Divenire marginali accade alle persone, così come accade ad un territorio e tale marginalità finisce per togliere depotenziando,  autonomia, sviluppo e condizioni di tutela alle persone e alle cose.

In quest’ottica, la Costa non è territorio di conquista, mentre la Regione la sta trattando come laboratorio sperimentale dove misurare la ‘resistenza umana’ dove i diritti sono stati strappati dal cuore delle città e noi possiamo solo combattere a mani nude.

Le nostre città così come il territorio nel quale viviamo è generato dalle azioni di chi lo vive, come somma di bisogni simili e di vocazioni altrettanto simili, con alcune specificità che ne determinano caso per caso, risorse e debolezze anch’esse simili.

Complessivamente si tratta di un territorio morfologicamente abbastanza uniforme che quindi gode di propensioni simili.

Il mare è da sempre la risorsa più importante che ha determinato e non solo in epoca moderna, l’andamento economico e di  sviluppo delle attività più importanti. I porti di Livorno e Piombino,  hanno costituito per decenni un volano di sviluppo che ha contribuito a far crescere la cultura industriale e ha in qualche modo trainato tutta la costa.

Non è un caso che l’industria nella lavorazione di materie prime, abbia trovato grossi finanziamenti dallo Stato e ciò ne abbia condizionato poi la sopravvivenza fino ai giorni nostri. Oggi le grandi aziende ex statali sono diventate vuote cattedrali nel deserto, così come le aziende private che hanno avuto un glorioso passato, legate alla meccanica e alla chimica, sono state progressivamente de localizzate a causa di costi di gestione apparentemente troppo alti, handicap logistici,  guasti infrastrutturali e inefficienza che non risponde più alle leggi implacabili del neoliberismo ormai diffuso e praticato. Le attività fuori controllo, ai limiti della legalità sugli appalti da parte di chi detiene  il potere delle grandi lobbies, dove si è abdicato anche sulla sicurezza dei lavoratori con la scusa di un lavoro a tutti i costi, hanno contribuito alla fuga per interesse.

Un vero e proprio ricatto sociale che ha reso il quadro disastroso dal punto di vista del lavoro come risorsa per un territorio e come diritto per chi lo pratica.

Lo spostamento del baricentro produttivo dove la manodopera costa meno ha avuto ricadute molto rilevanti sui livelli di occupazione.

Petrolchimica e industria del ferro, sono in grandissima sofferenza.

Mentre l’obsolescenza delle strutture portuali e la mancanza di fondi per l’ammodernamento bloccato da gare d’appalto infinite, legate anche qui a logiche di spartizione del potere, impedisce piani di sviluppo preventivo e di conseguenza un radicamento efficace dell’indotto.

Sarà un caso, ma le Autorità Portuali sono le istituzioni più commissariate in tutto il paese e su questo sarebbe utile fare una riflessione dal momento che Livorno sulla carta condivide questo organismo con Piombino ma le attività relative non sono mai state messe a sistema, anzi poste continuamente in competizione. L’impoverimento delle attività produttive soprattutto a Piombino impone un cambio di rotta per salvare il salvabile di ciò che resta. Molte sono le lotte sindacali in atto in provincia, qualche battaglia vinta, molte quelle purtroppo perse.

Le parole d’ordine sono ‘bonifica ambientale, riconversione e potenziamento del manifatturiero’, che potrebbero produrre occupazione proponendo un nuovo modello di crescita.

Ma quale riconversione è possibile?

La rinascita complessiva di un’economia circolare improntata sulla capacità del know how disponibile, ricercando oltre i confini della nostra provincia esperienze di eccellenza tecnico scientifica legate alla blue green economy, avrebbe ricadute efficaci in termini di ritorno economico, vivibilità, fruibilità e appetibilità e di conseguenza potrebbe attivare e attirare nuovi investitori obbligati alla consapevolezza di agire in un territorio da tutelare anche attraverso il lavoro.

In questa chiave, le amministrazioni locali devono iniziare ad imporre non solo verifiche, ma accelerare le procedure e facilitare gli investimenti ponendo condizioni praticabili e convenienti senza svendere il territorio o mettere in predicato la salute dei cittadini, creando le migliori condizioni per far convivere interessi privati e esigenze pubbliche nel pieno rispetto della legge.

Non possiamo affidarci alle false promesse studiate ad hoc per per tacitare il dissenso, per colmare la sofferenza e l’insofferenza dovuta alla crisi.

La costa Toscana deve pretendere e chiedere di più a chi la governa da Firenze senza conoscerla.

Il ritorno alla dimensione di sviluppo del manifatturiero, della piccola e media impresa è la strada più attuabile e deve accompagnarsi ad un nuovo tipo di insediamento produttivo sostenibile, che  per dimensione e attitudini sia legato alle vocazioni del territorio, quindi la trasformazione deve accompagnarsi a ciò che già esiste e sta rischiando di scomparire. In quest’ottica, agroalimentare e turismo assumono una rilevanza straordinaria per risollevare con l’eccellenza dell’offerta che proviene dalle economie locali, un nuovo bacino di ricchezza.

Non ultimo, va pensato un atto di trasformazione versato a modalità sostenibili anche nella gestione di servizi integrati e mi riferisco al ciclo dei rifiuti così come alla gestione attenta degli sprechi di risorse fondamentali come l’acqua che è un bene pubblico e come tale va equamente distribuito, gestito e mai sprecato nel rispetto dei referendum del 2011 che hanno sancito che l’acqua è un bene pubblico.

Lo sviluppo del turismo sulla costa toscana, ha da sempre avuto un andamento discontinuo e non omogeneo nonostante le grandi potenzialità offerte dal territorio naturale.

Le attività legate a questo specifico settore si sono ristrette a luoghi specifici e complessivamente non esiste una rete di collegamento che metta in connessione le risorse disponibili e ciò ha creato forti scompensi dove non è mai stata valutata di fatto un’alternativa di sviluppo.

Realtà come l’Elba e le altre isole dell’arcipelago, sopravvivono grazie al turismo, ma ciò ha comportato una contrazione delle altre attività produttive, comprese quelle legate ai servizi,  con gap strutturali che ne hanno condizionato uno sviluppo organico soddisfacente.

Il livello qualitativo dell’offerta va aumentato, deve andare oltre la stagionalità, infatti servirebbe un economia a tempo pieno, non dimentichiamo che la stagionalità è uno dei fattori che favoriscono instabilità nel mercato del lavoro favorendo la proliferazione della politica dei voucher, che incide soprattutto nell’offerta di lavoro alle giovani generazioni.

Altro punto importante per il decollo delle attività turistiche è il rilancio di quei luoghi di grande importanza storico artistica e naturalistica a oggi ancora fuori dai circuiti noti dei tour operator.

Le nostre eccellenze monumentali e artistiche vanno recuperate e serve restituire loro dignità e importanza strategica nei confronti di un tipo di turismo diverso dal mordi e fuggi, che sia più consapevole e legato alla storia dei borghi, delle pinete e delle spiagge oltre che degli insediamenti archeologici presenti.

La rivoluzione va quindi pensata dal punto di vista culturale oltre che politico e deve essere messa in campo in ogni settore come leva, come risorsa viva alla quale attingere.

La pretesa di ascolto e investimenti deve arrivare per diritto acquisito al Governo Regionale, come avviene altrove in territori dove la fedeltà e la pratica dell’inchino al potere è costante, ma sulla base di progetti di reale cambiamento che sia radicale e abbia una ricaduta collettiva, per questo serve creare un legame di corrispondenza fra addetti di qualità in ogni ambito produttivo.

Attivare una riconversione  può avvenire solo attraverso la formazione collegata ai bisogni del territorio e al recupero di comportamenti e atteggiamenti diversi, non servili e accomodanti nei confronti di scelte di opportunità per pochi, ma che devono nascere da un’ idea collettiva proposta dalla comunità che vive in quel contesto.

L’esigenza di cultura  del territorio passa attraverso una ‘rieducazione degli occhi e della mente’ per questo deve essere inserita nell’elenco delle priorità, puntare sulle eccellenze e recuperare la storia è il primo punto di partenza.

Ignorare ciò che ci circonda ci rende deboli, mentre recuperare la connessione culturale può aiutare la società ad aprirsi e ad essere non tollerante, ma accogliente nei confronti della diversità favorendo quell’integrazione a oggi ritenuta impossibile ma essenzialmente dovuta alla mancanza di un paracadute disponibile per tutti.

Benessere diffuso, genera tranquillità sociale e se si parla di benessere diffuso non si può prescindere da tutte quelle attività annesse alla cura e alla salute delle persone messe in ginocchio dalle scelte regionali che hanno distrutto il servizio sanitario capillare sui territori.

Migliaia di persone sono costrette rinunciare al diritto di curarsi e a non avere assistenza perché oltre a mancare  posti letto, sono stati chiusi gli ospedali a seguito di accorpamenti e scellerati contenimenti di spesa. Non esistono più tempi per i protocolli di prevenzione e cura accettabili ed efficaci dal momento che la scelta è stata di smantellare colpo su colpo la sanità pubblica per dare sostegno e risorse a quella privata.

Il  trend negativo sulla quota assistenziale pro capite significa che può curarsi solo chi può permetterselo pagando. Non sono bastate le petizioni e le raccolte di firme a far cambiare idea al ‘Signor Rossi illuminato sulla via di Damasco dalla luce del socialismo’.

Noi, continueremo nella lotta.

Ci sono molte cose che vorrei ancora dire, ma voglio spendere gli ultimi minuti che mi restano, per spiegare quale tipo di struttura e quale metodo il lavoro sarebbe per noi indispensabile adottare per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati per far crescere Sinistra Italiana sul nostro territorio provinciale e risolvere le contingenze che limitano la nostra capacità di essere cittadini.

La sua struttura dovrebbe essere snella, di collegamento con i territori che la compongono, d’altronde il cuore pulsante di Sinistra Italiana è nei circoli territoriali che nasceranno dopo il passaggio del Congresso Regionale entro la fine del mese di aprile.

La sua funzione sarebbe di supporto continuo non impositivo ma in grado di  proporre sintesi politica e progettuale per coadiuvare processi di sviluppo senza interferire sulla sovranità e sull’identità degli specifici luoghi oggetto di discussione.

Nessuna scelta dovrebbe calare dall’alto o essere data per scontata. La rispettiva autonomia dei circoli garantita dalla presenza di una direzione provinciale, quella che abbiamo eletto oggi,  sarebbe partecipata dai singoli coordinatori dei circoli territoriali, dove ognuno diverrebbe portatore responsabile della voce dei suoi iscritti avendo ugual peso nelle decisioni a prescindere dai numeri degli aderenti ai circoli corrispondenti.

La risoluzione dei problemi verrebbe affrontata con un confronto diretto ove servisse, dal momento che le dinamiche del passato ci impongono un cambio di rotta anche sulle procedure di condivisione:  le riunioni si dovrebbero tenere nei circoli territoriali per prendere visione direttamente dei problemi locali. Sarebbe un modo utile per rendere collettiva la condivisione di un’identità territoriale, emergerebbe così un capitale di esperienza, di conoscenza e di soluzioni da utilizzare.

Le informazioni sarebbero divulgate e partecipate a tutti i membri della direzione, ma solo dopo gli opportuni passaggi nei rispettivi circoli fra gli iscritti.

Anche la Federazione Provinciale potrebbe avvalersi di competenze esterne così come da Statuto, per trasferire soluzioni e suggerire progetti che concorrano alla soluzione di problemi di difficile sviluppo, ma sempre nei limiti e nel rispetto della linea politica di Sinistra Italiana.

Il Tesoriere nominato dovrebbe avere una funzione non solo amministrativa nella gestione dei beni della Federazione Provinciale che appartengono a tutti gli iscritti, ma svolgerebbe il suo ruolo nell’organizzazione e gestione delle risorse individuando le scelte strategiche dal punto di vista economico finanziario anche nella ricerca di sottoscrizioni, sponsor per le manifestazioni di Sinistra Italiana, sempre e comunque difendendo le posizioni del Partito con la massima attenzione e  trasparenza.

Abbiamo la fortuna di avere all’interno della nostra Federazione, un componente della Direzione Nazionale di SI e pertanto la sua presenza sarà preziosa per il collegamento diretto con gli organismi nazionali e per trasferire sui territori le linee politiche maturate in seno alla Direzione Nazionale.

Inoltre, cosa di notevole importanza, avendo questa assemblea recepito il documento condiviso con la Federazione di Grosseto e il Coordinamento di Pisa in merito ad un percorso di costruzione strategica comune auspichiamo la cadenza regolare di incontri con invito permanente ai coordinatori, o chi per loro, alla partecipazione attiva delle discussioni in ambito interprovinciale relative ai temi contenuti nel documento approvato oggi.

Ritengo personalmente che un territorio ampio vada gestito con ampia partecipazione e ampio consenso da parte di chi lo vive, questa è la sola strada per praticare la democrazia.

Il motto ‘divide et impera’ non ci apparterrà mai.

Ora e domani il noi sarà sempre più importante dell’io.

intervento SG congresso federazione
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