25 Aprile 2017

Ore 09.30. Piazza della Vittoria ma i livornesi la chiamano ancora Magenta…
Ho appuntamento con i Compagni per partecipare alla cerimonia della Liberazione.
Scarico le bandiere dall’auto. C’è anche la bandiera della pace, servirà.
Mi incammino in quella che è ormai la piazza di Livorno che preferisco.
Mi ricorda il parco della rimembranza nel giardino della scuola dove ho frequentato le elementari. Un leccio per ogni uomo caduto. Giocavo ai quattro cantoni e mi appoggiavo a quelle anime e le sentivo. Erano grandi alberi che non riuscivo ad abbracciare.
Ora quegli alberi non ci sono più.
Questa piazza è invece piena di alberi e non è difficile parlare di Resistenza oggi, e ritrovare qui, vicine a noi, quelle stesse anime.
Resistere è diventato per noi naturale come respirare perché non ci siamo arresi al principio della rana bollita di Chomsky.
Non è necessario quel salto temporale che ci riporti a quella parola e a ciò che ci hanno insegnato fin da bambini.
La cura del seme democratico che è stato piantato in ognuno di noi, ha fatto crescere quel sentimento di appartenenza e di riconoscenza che ha padri e madri nei racconti ascoltati immaginando gli orrori di quella maledetta guerra che non abbiamo fortunatamente vissuto.
Oggi piazza della Vittoria era piena di bandiere, erano diverse ma avevano lo stesso fondo rosso vivo del sangue partigiano; lo stesso colore che dovrebbe risvegliare le coscienze verso le dolorose morti di oggi; sono i ‘partigiani’ che non ce l’hanno fatta attraversando un braccio di mare o che sono morti difendendosi a mani nude contro giganti troppo forti per loro.
Abbiamo pensato a loro mentre il vento a raffiche faceva sventolare quelle bandiere nell’aria insieme. Una bandiera non è un pezzo di stoffa qualsiasi, ma vale molto di più. Non è omologazione, ma coraggiosa appartenenza a un’idea di vita, dalla quale discende uno stile di comportamento che non ci permette di essere diversi da ciò che abbiamo nel cuore.
Nessuna polemica oggi, nessuna parola fuori tono. Livorno, riesce a sorprendermi, gli annunci della cronaca nazionale, fortunatamente, qui, sono spesso disattesi. Mancava qualche voce al coro resistente, ma è stata un’assenza più che naturale ormai, quasi giustificata, per una storia diversa che ha ormai percorso troppi passi nella direzione sbagliata per poter essere perdonata.
Non mancavamo noi, perché Sinistra Italiana ha un tronco giovane ma radici solide, profonde, e ha fatto della Resistenza non un simbolo, ma un sentiero dove camminare uniti.
Resistere oggi significa tornare a lottare su tutti i fronti contro chi vuole un modello di società non più degno di questo nome. Cancellare le parole diritti, lavoro, conoscenza, uguaglianza, significa distruggere la dignità di persone in carne e ossa, ferirle al punto da farle soccombere, oppure, metterle le une contro le altre per dividerle e colpirle meglio.
Resistere è una negazione, una non accettazione di ciò che stiamo vivendo, per questo non ‘renderemo le armi’ alla deriva.
Siamo compagni e non c’è niente di più bello di sentire che è e sarà davvero così, ogni giorno cercheremo di non dimenticare i sacrifici di chi ci ha regalato con la sua vita, la nostra libertà di oggi. Dovremo dimostrare tutti di averla meritata.
Della giornata di oggi non resteranno solo fotografie che col tempo sbiadiranno, abbiamo un compito davanti e se non cambieremo la storia, lavorando insieme, proveremo a cambiare il modo di guardare il futuro.
Buon 25 aprile Resistente!