Piombino: la crisi di Aferpi

Sinistra Italiana di Livorno era presente ieri all’assemblea convocata da Fiom, Uilm e Fim a Piombino per fare il punto sulla situazione di Aferpi.

Uno scenario desolante, palpabile negli sguardi si coglieva la sagoma delle acciaierie sul mare, quasi mute, abbandonate a loro stesse.

Ma muti non sono i lavoratori della Val di Cornia, stremati ma non vinti, fra questi ci sono gli indomiti cassintegrati di Art.1- Camping Cig ex Lucchini con i loro striscioni e gli atti di protesta siglati in un documento nel quale si ribatte punto dopo punto la descrizione di una realtà fallimentare e scomodissima per molti. Per stessa ammissione anche da parte del sindacato in sala, abbiamo ascoltato una dichiarazione congiunta nella volontà di affrontare la crisi con atti rivolti alla presa in carico da parte dello Stato, e verranno fatte richieste precise in questa direzione attendendo il 31 ottobre: la ricerca di investitori dovrà essere suffragata da certezze e non si potrà prescindere da un intervento diretto dello Stato volto a mettere in sicurezza occupazione e ripartenza delle linee di sviluppo dell’acciaieria e del suo indotto.

Le accuse sono tutte sul tavolo a ricordarci i troppi anni di promesse mai mantenute.

Quella ‘narrazione felice’ durata così a lungo è tragicamente caduta sotto la scure di una verità non più fraintendibile.

Piombino, così come Taranto sono diventati da troppo tempo territori di conquista, carne da macello svenduti e avviliti in nome del neoliberismo e nemmeno gli articoli 42 e 43 della nostra Costituzione hanno potuto garantirne la difesa, restano solo le briciole alle quali aggrapparsi. Quasi tutte le privatizzazioni mosse dallo Stato hanno portato ad un fallimento e oggi più che mai viene il sospetto che ogni scelta sia stata strategica: una UE al servizio prono della globalizzazione, vince rispetto ad ogni carico di umanità. Prima la produzione, ovunque e comunque. Svendere e delocalizzare senza pietà per i lavoratori che non hanno più nome ma solo un numero sul petto, è divenuta la regola acquisita.

Lo sblocco di 30 milioni di euro da decretare con urgenza da parte della Regione Toscana dopo una lunga trattativa con Inps, forse riusciranno a garantire la sopravvivenza degli ammortizzatori sul residuo, ma sono solo misere briciole che garantiranno 6 mesi di sopravvivenza.

500 euro di cig in deroga e tutti zitti per continuare a boccheggiare come pesci in uno stagno troppo inquinato. Questo è il massimo risultato ottenuto che garantisce il minimo consentito. Troppo poco.

Come chiedono all’unisono Stefano Fassina, Deputato di Sinistra Italiana e Alessia Petraglia, Senatrice di Sinistra Italiana a mezzo stampa, si tratta dell’ennesimo zuccherino prima di un boccone amaro? Questo Governo cambierà la rotta di questa folle corsa che mette in ginocchio un territorio vastissimo che da decenni si alimenta di acciaio ed è famosa in tutto il mondo per la qualità dei suoi prodotti? Le risposte arriveranno in tempo utile, si avvicina la campagna elettorale e le garanzie hanno tutto il sapore di un nuovo imbroglio che si scoprirà probabilmente presto se il Governo non deciderà di ascoltare davvero la voce che si leva dalla Val di Cornia.

300 milioni di Euro destinati a garantire la continuità produttiva per le aziende in amministrazione straordinaria arriveranno anche a Piombino per le bonifiche e la ripartenza di tutti i treni di laminazione? L’On. Silvia Velo, Sottosegretaria in quota PD presso il Ministero dello sviluppo economico ci rassicura, in differita, sulle dichiarazioni affermative del Ministro Calenda . Ma non dimentichiamo che tutto ciò avvenne anche all’annuncio dell’arrivo del salvatore algerino che molto ha avuto e nulla ha mai restituito. Quella era però un’altra campagna elettorale.

Non c’è la forza di sorridere in sala per l’ultimo annuncio di un’uscita di scena di Rebrab, ma solo la rabbia per aver atteso troppo. La pervicace cecità del Governo l’hanno pagata non solo i lavoratori, ma una città intera che pare ora addormentata e intontita dall’ennesimo proclama.

Rimbombano le parole riportate da alcuni presenti del Ministro Calenda e quell’ammissione di colpa per aver sbagliato pesa come un macigno.

Serve un atto di coraggio, la piena applicazione degli articoli 42 e 43 della Costituzione sono l’unica speranza: una nazionalizzazione per mettere al riparo l’acciaio di Piombino e aiutare un’azienda fondamentale nel panorama produttivo italiano e mondiale a risollevarsi e ripartire. Ma inevitabilmente tornano in mente le parole di un incauto Ministro Martina che sfacciatamente confessò pochi mesi fa, a proposito di nazionalizzare Alitalia, che il Governo avrebbe dovuto nazionalizzare tutte le aziende a rischio di chiusura. Serve un cambio di passo indispensabile.

La Federazione di Sinistra Italiana di Livorno è accanto ai lavoratori di Piombino in lotta permanente e si unisce alla loro protesta, così come sostiene il sindacato nell’ottemperanza delle sue funzioni per la risoluzione della trattativa, tenendo presente che oggi così come sarebbe dovuto accadere già ieri, non vanno fatti sconti ad un Governo che fino ad ora ha tradito le aspettative mortificando l’azione del sindacato e svilendo soprattutto la posizione dei lavoratori in tutto il Paese con leggi capestro che ne hanno definitivamente abolito diritti insindacabili. Per Piombino, in quanto area di crisi complessa inserita nei SIN, serve dare applicazione al piano di bonifica ambientale, così come è emergenziale dare seguito con l’attuazione, non raccontandola ma agendo con la pianificazione, a tutti gli strumenti urbanistici atti a programmare con certezza lo sviluppo infrastrutturale che diversifichi le attitudini di tutto il territorio della Val di Cornia e questo va fatto con un’attenta programmazione delle opere che non sia condizionata da chi avrà in mano il timone dell’azienda, ma sulla scorta di una programmazione di sviluppo precisa.

Mettere al riparo la siderurgia di Piombino deve essere un atto collettivo di competenza nazionale, proprio per questo lo Stato deve riacquisire le sue funzioni e vigilare affinché un territorio fatto di donne e uomini possa sopravvivere.

Oggi a Piombino per dare seguito alle parole con i fatti, va in scena il primo atto di protesta di FIOM e dei lavoratori Aferpi: il blocco del binario che porta i materiali di produzione a Piombino, mentre a Roma si consuma l’ultimo incontro prima del 31 ottobre con Rebrab al Ministero dello sviluppo economico.

La federazione di Sinistra Italiana di Livorno è insieme a loro, unita nella lotta fino a quando una soluzione non sarà trovata per il lavoro e per i lavoratori che non posso attendere più.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

 

Siamo contro lo sciopero della democrazia

Le forze di Sinistra Italiana, MdP e Possibile della Provincia di Livorno, con un atto congiunto parteciperanno al presidio organizzato insieme ad altre forze ed associazioni del territorio livornese alle ore 12.00 di fronte alla Prefettura di Livorno per manifestare il loro dissenso verso l’approvazione in Parlamento della Legge Elettorale imposta dal Governo. Con questa, comunichiamo pieno appoggio e condivisione delle decisioni assunte a livello nazionale in Parlamento dalle nostre forze di appartenenza e ci uniamo alla denuncia in merito all’incostituzionalità della legge elettorale e della scelta di questo Governo sull’imposizione del voto di fiducia che ancora una volta agisce contro i diritti e contro la sovranità popolare in questo paese.La legge elettorale licenziata in commissione Affari Costituzionali ha un forte profilo di illegittimità e la prova muscolare di una maggioranza che si autotutela a colpi di fiducia è per noi inaccettabile: siamo una democrazia non una dittatura! A pochi mesi dal voto, riteniamo sia doveroso dare informazione alle cittadine ed ai cittadini di Livorno che la manifestazione di ieri pomeriggio al Pantheon si è svolta in modo congiunto fra le forze politiche di Sinistra e la partecipazione della società civile. Si è trattato di un presidio democratico che vede la Sinistra finalmente unita, e ci trova anche qui concordi in difesa di un percorso iniziato il 4 dicembre con la vittoria del Referendum contro la riforma Costituzionale.Questo ulteriore atto antidemocratico ed eversivo, consumato ancora una volta da questo Governo, disattende i dettami costituzionali e toglie pieno titolo a tutti i cittadini di esprimere in coscienza e liberamente la loro facoltà di voto e soprattutto di scelta. Non accettiamo da molto tempo le imposizioni di questo Governo e siamo pronti alla protesta pacifica ma ferma in difesa di un diritto inalienabile sulle decisioni che riguardano chi governerà questo paese nell’immediato futuro. Con questo atto invitiamo la società civile e la politica a dare corpo alla protesta chiamando a raccolta tutti coloro che hanno partecipato alla campagna in difesa della Costituzione Repubblicana alla mobilitazione permanente a partire dal presidio organizzato di fronte alla Prefettura, fino a quando la Legge elettorale non giungerà al Senato per la discussione definitiva ed il voto. La nostra Costituzione recita che ‘ la sovranità appartiene al popolo’, la Sinistra unita lo ricorderà con forza a questo Governo fino a quando la tenuta democratica di questo paese non sarà più minacciata dalla brama di potere di un uomo solo al comando.

Simona Ghinassi – Sinistra Italiana – Coordinatrice Federazione di Livorno

Leonard Conforti – Coordinatore Art. 1 – MdP Livorno

Marco Di Bisceglie – Coordinatore Possibile Livorno

Domenica 15 pranzo di solidarietà al Circolo Arci di Salviano

 

Tutti a tavola per Livorno.

Domenica 15 ottobre pranzo di beneficenza organizzato da Sinistra Italiana Toscana al circolo Arci Carli di Salviano, iniziativa che servirà a raccogliere fondi per la ricostruzione della ‘sala polivalente – biblioteca’, gravemente danneggiata dall’alluvione del 10 settembre. Appuntamento dalle 13.30, al termine dell’assemblea regionale.

“Il ricavato delle offerte verrà donato al Circolo Arci Carli per far rinascere prima possibile tutte le attività che si svolgevano all’interno dei locali che ospitano le molte associazioni ricreative e sociali così importanti per un quartiere a oggi ancora molto disagiato. Per questo auspichiamo una grande partecipazione”, dice Simona Ghinassi, coordinatrice di Sinistra Italiana della Federazione di Livorno.

Per il pranzo di solidarietà è previsto un menù, di terra (15 euro). Info e prenotazioni (entro giovedì 12) all’indirizzo mail federazione@sinistraitalianalivorno oppure ai numeri 338.3111472 (Simona Ghinassi), e 377.2048316 (Sinistra Italiana Livorno).

All’iniziativa sono stati invitati anche tutti i deputati e i senatori di Sinistra Italiana.

 

 

Si scrive Casaggì, si legge fascisti.

Nuvole nere cercano di addensarsi sul cielo di Livorno ma non troveranno spazio, Sinistra Italiana di Livorno sarà sempre al fianco di Anpi per fermare ogni pretesa di deriva.
L’antifascismo non è solo ricordo, ma cuore che pulsa dentro ognuno di noi.
Parole come Patria, onore e libertà, noi possiamo declinarle solo con il rispetto e la difesa dei valori scritti nella Costituzione e non comprendono assolutamente il significato fascista che molti oggi trascurano o sottovalutano, quasi incuriositi da un fenomeno che purtroppo non si è mai spento e cova sotto la cenere.
Quando una città soffre, chi è forte con i deboli per sua natura, arriva e cerca di farsi spazio fra le macerie e consumare l’ultimo pasto, come accade qui, in una città intontita dalla crisi.
Sono arrivati qui nel tardo pomeriggio, non hanno camicie nere o il fez sul capo e gli stivaloni.
E’ accaduto ieri a Livorno al Max Hotel, ma non sarà facile tingere di nero l’anima di una città come la nostra. Meno di 100 persone ad ascoltare, un fallimento, ma non da non sottovalutare.
L’estrema destra cerca una riscossa a dispetto di ciò che recita la nostra Costituzione, ed è accaduto anche altrove e quell’avvallo delle istituzioni ci è parso un pericoloso precedente.
Basta visitare il sito internet di Casaggì di Firenze che pare abbia organizzato l’evento, per capire e far gettare la maschera ai fascisti del nuovo millennio.
Non serve essere storici compiuti e dover leggere fra le righe, perché tutto è spiegato con precisione chirurgica, tema dopo tema. Gli slogan della destra sociale di stampo mussoliniano sono gli stessi, non è solo un brutto ricordo, la faccia dei presunti giovani seguaci, non tradisce lo stampo antico dei motti e delle pretese popolari e sociali tanto care al lessico del ventennio. In tanti ci credettero allora, ma oggi, dopo aver vissuto la tragedia del sangue, della divisione di un paese, non accetteremo nessun revival, nemmeno se si tratta di nostalgia.
Questo tipo di nostalgia è estremamente pericolosa soprattutto quando a cedere il passo alla democrazia è l’insoddisfazione che cerca risposte, spesso dove non dovrebbe. Ricostruire una sinistra larga, forte, alternativa e radicale nei principi, diventa un’emergenza perchè è un antidoto efficace a tutto questo, l’unico antidoto capace di dare risposte ad una collettività in sofferenza.
Serve recuperare e difendere non solo la memoria ma la nostra attualità nell’essere antifascisti con scelte e atti inequivocabili contro qualsiasi deriva.
Costituzione e democrazia si applicano, non le si raccontano e il fascismo, non ha nemmeno l’odore della democrazia ed è vietato dalla legge di questa Repubblica.

Simona Ghinassi – Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Tutti a tavola per Livorno

Domenica 15 ottobre pranzo di beneficenza organizzato da Sinistra Italiana Toscana al circolo Arci Carli di Salviano, iniziativa che servirà a raccogliere fondi per la ricostruzione della ‘sala polivalente – biblioteca’, gravemente danneggiata dall’alluvione del 10 settembre.
Appuntamento dalle ore 13.30, al termine dell’assemblea regionale. ”Il ricavato delle offerte verrà donato al Circolo Arci Carli per far rinascere prima possibile tutte le attività che si svolgevano all’interno dei locali che ospitano le molte associazioni ricreative e sociali così importanti per un quartiere a oggi ancora molto disagiato. Per questo auspichiamo una grande partecipazione”.

Simona Ghinassi – Coordinatrice SI – Federazione di Livorno

Mobilitiamoci per Livorno

Mobilitiamoci per portare aiuto e solidarietà a Livorno

A seguito degli eventi del 10 settembre che hanno coinvolto la città di Livorno, la Federazione di Sinistra Italiana Livorno, congiuntamente al coordinamento del Circolo territoriale di SI, al coordinamento del Circolo tematico ‘Pier Paolo Pasolini’, e sostenuti dal Coordinamento regionale di Sinistra Italiana, chiedono partecipazione ed impegno agli organi nazionali di Sinistra Italiana per aiutare con un contributo reale e riconoscibile, le zone maggiormente colpite dall’alluvione e nelle quali Sinistra Italiana di Livorno ha operato in modo diretto prestando soccorso per una settimana senza interruzione supplendo alla mancanza di coordinamento istituzionale nel quartiere di Salviano.

Il coordinamento regionale ha stabilito che la prossima assemblea regionale di Sinistra Italiana Toscana (data indicata domenica 15 ottobre) si terrà a Livorno. Alla conclusione dei lavori assembleari è previsto un grande pranzo di solidarietà presso i locali del Circolo Arci ‘Carli’ di Salviano che ci garantisce gratuitamente anche l’utilizzo della sala soprastante per le nostre attività politiche. I proventi ricavati dal pranzo, proponiamo vengano donati al Circolo ‘Carli’ per finanziare in particolare la ricostruzione della “biblioteca”, luogo utilizzato anche dal le associazioni che gravitano all’interno del circolo e che ha subito gravi danni.

La nostra proposta è quella di invitare al “pranzo per la biblioteca di Salviano” tutti i membri dei Gruppi Parlamentari di Camera e Senato oltre che della Direzione e della Segreteria Nazionale di Sinistra Italiana. Chiediamo, per raggiungere lo scopo prefisso, uno sforzo da parte degli organismi nazionali affinché ci sia una grande partecipazione. Chi non potrà personalmente partecipare avrà la possibilità di versare un proprio contributo, finalizzato al progetto sovraesposto, utilizzando il codice IBAN IT 35 Q 01030 13900 000005814794 con causale “solidarietà Livorno”.

La Federazione di Livorno si impegnerà ad agire in massima trasparenza pubblicando il risultato della raccolta fondi.

Restiamo in attesa di una risposta da parte vostra ricordando ancora una volta quanto sia importante ed efficace la nostra presenza sul territorio locale e come operazioni di solidarietà come queste possano oltre che ad avere ricadute eccezionali in termini politici, possano veramente fare la differenza con un’azione reale sulla soluzione di problemi reali, per migliorare le condizioni di esistenza delle persone in un frangente tanto difficile.

Simona Ghinassi – Coordinatrice Sinistra Italiana Federazione di Livorno
Andrea Cionini – Coordinatore Circolo Territoriale Sinistra Italiana Livorno
Alessandro Serra – Coordinatore Circolo Tematico ‘Pier Paolo Pasolini’ Sinistra Italiana Livorno

Livorno non si piegherà mai

Il fango ha sporcato tutto, i corpi, le case, le strade, le aziende, ma non ha macchiato la speranza e a dignità di questa città.
E’ bello vedere la solidarietà delle persone, spontanea, gratuita arrivata fin dalle prime ore della mattina di domenica 10 settembre nei quartieri di Livorno.
Noi di Sinistra Italiana Livorno non abbiamo obbedito all’ordine di recarci al punto operativo allestito dalla Protezione Civile al Palazzetto dello sport solo se esperti ed organizzati soccorritori, abbiamo agito con la testa, la pancia, ma soprattutto il cuore.

La nostra emergenza era quella di essere lì, in fretta.
Molti di noi non avevano stivali e nemmeno guanti. Arrivati a Salviano dopo una richiesta di aiuto abbiamo iniziato a lavorare a mani nude, nel fango fino a metà coscia.

Lo scenario era surreale: l’acqua era scesa ma restava visibile sui muri una linea, al di sotto di essa c’era un abisso pieno di vite, ricordi galleggianti e trascinati qui da chissà dove.
La furia dell’acqua rimescola le vite degli uni a quelle degli altri ed è il caos.
Ma c’era chi sorrideva nel fango, una folla di giovani senza paura accorsi subito, in quel cortile c’era anche la curva nord del Livorno calcio. Giovani e giovanissimi, imbrattati di fango dalla testa ai piedi, che a Livorno abbiamo chiamato “bimbi della mota”.
Nessuno organizzava i soccorsi ma non ci siamo persi nella disperazione che avevamo davanti e il Casa del Popolo di Salviano – Circolo Arci Carli ha dato il supporto che serviva a tutti noi per non arrenderci.

La vera natura del mutuo soccorso l’abbiamo misurata qui, perchè Rossella, Loredano e tanti altri compagni della Casa del Popolo di Salviano si sono presi cura di tutti ed è stata questa la vera e unica ‘protezione civile’ che abbiamo ricevuto.
Noi compagni di Sinistra Italiana di Livorno eravamo lì ed è stato bello aiutare a far funzionare quella macchina splendida che si chiama solidarietà, ma che ha anche bisogno di ordine, logica e rigore perché non puoi permetterti di sprecare energie preziose quando sei immerso nel fango, sta piovendo e sai che devi fare in fretta: può arrivare un’altra piena a ‘finire il lavoro’ abbattendo l’ultimo muro che separa questa gente dal baratro. Abbiamo trovato il tempo per ascoltare le storie di tutti, asciugato le lacrime di chi non aveva più niente oltre ai vestiti che indossava, cercato di ridare una forma a tutto ciò che non la possedeva più, mai da soli, ma insieme a tanti senza nome.
Il fango azzera colori, odori e percezioni fino a farti scomparire in una massa indistinta e informe: alla fine non sai più chi sei e serve essere in tanti per aiutare gli altri a riconoscersi. Sopra quella linea terribile di demarcazione spuntava la catasta di macchine sbattute e ammucchiate dal’acqua, una torre di Babele irrecuperabile. Una ad una le auto sono state spinte a mano lungo la salita, serviva la forza che solo insieme si può trovare.
Abbiamo lavorato accanto ai lavoratori ora in cassaintegrazione della ex-Lucchini di Piombino: gente pratica che non si spaventa, e che ha voglia di restituire molto anche se ha ricevuto pochissimo, anzi, nulla per il suo futuro. Abbiamo visto l’estro dei Portuali di ALP che hanno salvato l’insalvabile dal fango che ha ricoperto oggetti che avevano un valore affettivo e di memoria per le famiglie.

E come loro altri lavoratori e persone che non si perdono in chiacchiere e nella virtualità dei social ma abituati alla fatica hanno fatto l’impossibile per cacciare il fango che aveva travolto poche ore prima case, strade e giardini.
A Salviano non c’era nessun soccorso istituzionale organizzato ad aiutare la nostra forza di volontà ed è stata enorme l’amarezza di accorgersi che quel quartiere era come un enorme buco nero, dimenticato e nascosto dentro i troppi segreti e le troppe inchieste racchiuse fra le sponde del Rio Maggiore.
Ogni torrente a Livorno porta sul suo letto un bagaglio di dubbi e gravissimi errori.

Molti altri luoghi sono stati dimenticati insieme a Salviano: per esempio in Collinaia l’azienda agricola di Federico, un giovane imprenditore al quale sono rimaste solo le sue zucche recuperate nei fossi da vendere per beneficenza sono fra questi, nonostante i gazebi organizzati nel centro del quartiere dalla Protezione Civile, nessuno tranne la Casa del Popolo di Salviano è andato da lui a portare acqua e cibo ai “bimbi della mota”, operai e cittadini che armati di poche pale ma di tanta buona volontà ripulivano il quartiere.
Come mosche sul miele sono arrivati con le camicie immacolate alcuni rappresentanti di forze politiche’ per le riprese video delle tv approfittando del fondale giusto, mentre altri come noi si sono messi i guanti e gli stivali.
Dimenticate anche le tante case sparse sulle prime colline della città dove, a oggi, dopo quasi una settimana attendono ancora interventi in emergenza per poter rientrare ognuno in casa propria senza rischiare la vita.

E’ in corso un’altra allerta meteo che si protrarrà per tutto il week end e siamo tutti col fiato sospeso pensando all’incubo dei fiumi in piena e a ciò che è accaduto nella raffineria ma forse non sapremo mai.
I morti non puoi nasconderli come polvere sotto il tappeto, sono otto e dentro c’è tutta la tragicità dello scempio fatto a questa città: una mappatura dolorosa degli sbagli, delle compravendite e degli affari sporchi di chi ha gestito l’espansione della città, così come gli interventi realizzati a metà di regimentazione idraulica e di messa in sicurezza di un territorio sfregiato e mutilato che grida vendetta e fa sentire tutta la sua rabbia mentre affoga nel fango.

Guardando le immagini di Sarno, ci sembrava un altro mondo, lontano da noi.
Ecco, quel mondo è qui adesso nella civilissima Toscana, dove il desiderio di calendariare in modo sincopato prima dell’ennesima campagna elettorale, le grandi opere e piegare la volontà di cittadini che hanno capito, ha preso il sopravvento sulla cura e la tutela minuziosa di un territorio prezioso ma delicato che va difeso, costi quel che costi.
Non è mai la natura a punirci, è la pochezza degli uomini che credono di poter dominare l’ambiente esercitando un potere relativo che non guarda in faccia a nessuno.

Consumare, costruire e guadagnare, cementificare senza chiedersi cosa accadrà a quel fiume a quella strada è subdolamente una scusa per giustificare un’idea di progresso che non può essere di sinistra.
Distruggere un territorio non è mai un’azione collettiva, non esiste ragion di Stato che giustifichi tale scelta nel piccolo non esistono cooperative edilizie amiche oppure immobiliaristi e imprese edili a cui far continuare lo scempio avvenuto in questi trentanni nella città solo perchè con gli oneri di urbanizzazione si è gestito meglio i bilanci del Comune. Sarà un caso ma dove la città si è espansa oltre il dovuto i corsi d’acqua sono stati tombati e imbrigliati e la natura si è ribellata alla cappa di cemento gettata senza raziocinio.
Al netto delle polemiche in corso con l’inevitabile rimpallo delle responsabilità fra le istituzioni, oltre agli interessi, la superficialità e nessun calcolo sulle ricadute, hanno causato tutto questo. Non basteranno le inchieste della Procura a rimediare ad un danno che si trascina da cinquant’anni, ma almeno i cittadini sapranno nome e cognome di chi ha abusato delle loro vite e soprattutto vigileranno di più su ciò che gli appartiene.

Serve un inevitabile cambio di passo per il futuro di questo Paese, una dura presa di posizione che costringa amministratori a stringere un patto fiduciario con i cittadini per garantire sicurezza e benessere oltre che una gestione intelligente del territorio nel quale vivono.
Smettiamola con la commistione fra interessi pubblici e privati perché la pianificazione territoriale e qualcosa di serio, lascia segni indelebili e il consumo scellerato di suolo per fini personali non può mettere in predicato la vita degli altri.
Viviamo in uno dei paesi più belli del mondo eppure si continua a morire per un alluvione.
Non occorre essere rabdomanti per capire, basta solo ascoltare e leggere le pieghe di un territorio che cambia, sempre in peggio purtroppo al di là della nostra volontà.

Ci siamo spinti oltre, ma non è troppo tardi per cambiare, lo dimostra la solidarietà a Livorno che è giunta anche da fuori regione.
I compagni di Sinistra Italiana non vogliono lasciarci soli, sono infatti tante le richieste di informazioni per donare risorse e aiutare Livorno a ripartire.

Serve una spinta forte del nostro Partito, serve un segno che lasci memoria di ciò che stiamo costruendo, che ci identifichi come coloro che non accettano di vedere morire altre persone per cambiare rotta. Facciamo un buon uso della solidarietà, lanciando una grande campagna di sensibilizzazione da condividere e che rimetta in cima alla nostra agenda la tutela del territorio nel quale viviamo.
A Livorno, noi compagni di Sinistra Italiana stiamo organizzando e strutturando interventi da poter realizzare, senza sovrapporci alle competenze delle istituzioni perché c’è un mondo di associazioni che opera per il bene collettivo e oggi ciò che serve è coesione sociale, amore per i beni che ci appartengono come cittadini e ci saranno indispensabili per vivere nel futuro.
Tutti noi dobbiamo capire che non può esistere condivisione fra gli uomini dove non c’è rispetto per il luogo nel quale vivono.
Ieri sera a Vercelli il Livorno giocava una partita di calcio contro l’Alessandria.

C’erano i tifosi della curva nord, molti dei ‘bimbi motosi’ che hanno lottato col fango senza arrendersi e liberare anche quel cortile dalla furia dell’acqua e da ciò che aveva potato con se.
C’era uno striscione a raccontare chi erano, la scritta impressa diceva questo: ‘Come l’acciaio resiste la città’.
Avevano ragione, la città resisterà davvero, ma solo se sapremo proteggerla.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

Violenza chiama sempre violenza

Cittadini sempre più esasperati richiedono sempre di più un intervento in difesa della loro sicurezza personale e della loro incolumità, è giusto che sia così, soprattutto quando le emergenze si sovrappongono ad un altro genere di insicurezza che è quella provocata dalla crisi economica che stiamo vivendo. E qui che inizia la vera lotta fra poveri e si esprime nei modi peggiori. La guerriglia urbana della quale si parla oggi a Livorno e non solo, quella che accade di notte rendendo insicure le nostre strade, ma che accade anche di giorno, forse non qui ma altrove, è il frutto di un imbarbarimento collettivo diffuso nella società che ci fa sentire a nervi scoperti e per questo vulnerabili, pronti a reagire. Ma non accade sempre e la risposta del perché è nota: quando si ha paura, rifugiarsi nel branco è il comportamento più naturale per tutti gli esseri viventi, lo insegnano prima di tutto gli animali che attaccano in gruppo, mentre quando sono soli scappano. Le alzate di scudi sono solitamente scomposte e irrazionali, i capipopolo alzano il tono e mandano avanti quel popolo impaurito che fa parlare la pancia più della testa se si difende un atto violento per quella che sembra una presunta giusta causa. Allora le parole diventano pesanti come il piombo, intrise di odio verbale vomitato con quella rabbia che ricerca compiacimento e ricerca di una platea di consenso. Ma non esiste nessuna giusta causa, non esiste un solo motivo razionale che renda questo o quell’atto meno condannabile degli altri. La violenza resta violenza in quanto tale, e non è mai emendabile. Comunque e dovunque esercitata, non importa il fine. Una violenza non è mai giusta, non produce nulla che non sia paura e sottomissione, mai comprensione o insegnamento. Non accade mai nemmeno con i cani. Il cane prima o poi si rivolterà alla mano violenta del padrone che lo percuote.

E accade ad ogni Donna, ogni Uomo, ogni cane che sia. Se dai del ‘negro’ a qualcuno devi essere consapevole di commettere un reato, non contro Dio, ma contro la società civile intera che ha stabilito l’illegalità di questo gesto. In seconda elementare per una recita mi avevano insegnato una canzone, recitava nel ritornello la frase: ‘ Di che colore è la pelle di Dio’. Noi andavamo fieri di quella frase che ci pareva parlasse di uguaglianza e di accoglienza, ma non capivamo. Molti di noi sono cresciuti così. Forse lì sono rimasti o hanno dimenticato.

Non sapevamo cos’era l’apartheid, cosa erano le leggi razziali e le lotte di religione. Io l’ho capito dopo un po’ studiando e imparando che non è così che funziona in realtà.

Secoli di guerre si sono autoalimentate con prezzi altissimi di morte e devastazione che non hanno modificato gran ché nella percezione del concetto di diversità fra gli uomini per accompagnarlo, giustificandolo spesso con il divino, il concetto di servitù, di sottomissione, di superiorità e di inferiorità.

Ma la domanda è diverso da chi?

Chi decide sulla diversità fra esseri umani?

I filosofi di tutti i tempi si sono ingarbugliati in mille dissertazioni sull’argomento ma non è bastato evidentemente a dare una risposta plausibile, e questo perché in realtà forse una risposta non c’è, ed è solo una questione di potere transitorio, tutti nasciamo, cresciamo, abbiamo un destino e poi democraticamente moriamo, uno ad uno, prima o poi.

Alla pari.

La differenza è tutta nel contesto di nascita, per chi il suo destino non può scriverlo nella parte fondamentale della sua vita che viene decisa altrove, da qualcun altro. Ed è questo ciò che accade quando la storia o la provenienza segnano quella ‘differenza’ e trasformano l’uomo in qualcosa di standardizzato, che non ha nome o cognome e spesso nemmeno volto perché se si muore in mare i pesci e il mare cancellano ogni cosa e non si capisce più quale e se ci sia o meno una storia da raccontare.

Finisce che quel corpo non è mai esistito e la sua storia resterà sepolta lì.

A chi dice ‘restiamo umani’, come fosse una medicina indispensabile per guarire dal male dell’intolleranza e della violenza fra gli uomini, vorrei dire che no, spesso mi vergogno di esserlo.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

A fianco dell’ANPI contro Forza Nuova

Sinistra Italiana – Federazione di Livorno è al fianco dell’ANPI nell’atto di denuncia circa la ripresa di un fenomeno allarmante di devianza fascista nel nostro territorio regionale, più volte rilevato e ormai troppo spesso minimizzato quando non favorito anche da alcune istituzioni. Conosciamo i nomi di chi incita all’odio: Forza Nuova e Casa Pound sono in cima alla lista.

Un paese democratico non ha bisogno di ronde, esistono le funzioni di controllo della legalità garantite dallo Stato, verso tutti i cittadini e per tutti i cittadini, residenti o meno in Italia.

La democrazia la si rispetta seguendo le leggi dello Stato dettate dalla nostra Costituzione che ci impone come atto di civiltà la pratica della tolleranza e dell’accoglienza.

La strumentalizzazione delle paure ancestrali nei confronti della diversità in momenti di difficoltà economica è un leitmotiv consolidato, caro alle destre ma strisciante oggi anche nelle moderate forze di centro. La tendenza è quella di cavalcare da parte delle parti peggiori della società, la debolezza umana e la povertà che spesso cancella l’obiettività e la compassione verso l’altro per ignoranza ed egoismo.

Nessuna integrazione sarà mai possibile se non ci sforzeremo di combattere l’intolleranza attraverso il dialogo. Non saranno le ronde a fermare la nostra volontà di ascolto e accoglienza verso chi arriva e ha una vita distrutta alle spalle.

Invitiamo perciò i cittadini democratici del territorio livornese ad unirsi ad ANPI e al suo atto di denuncia a livello regionale perché la delinquenza non ha razza, colore o lingua, ma cresce solo dove si alimenta l’odio verso gli altri attraverso la pratica dello strisciante pensiero fascista ancora presente nei gangli più oscuri della nostra società.

Non dobbiamo restare in silenzio, ma alzare la voce affinché una delle pagine più terribili della nostra storia non sia tollerata o torni ad essere cronaca e attualità.

Simona Ghinassi

Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

 

 

Una pericolosa esagerazione ad Effetto Venezia

 

La Federazione di Sinistra Italiana di Livorno giudica incauta per le ricadute e sproporzionata per il contesto, la soppressione del dissenso tramite la rimozione dello striscione esposto agli Scali del Refugio ordinata dalla Questura.

Una dimostrazione muscolare della Polizia in tenuta anti sommossa fra le persone in festa quando non c’era materialmente nessun pericolo per l’incolumità di nessuno a chi giova? Certamente non alla città che dovrebbe essere stimolata, al contrario, alla pratica della convivenza civile fra i popoli in nome di una coesione sociale già resa difficile dalla crisi economica.

L’esposizione dello striscione è un atto chiaro di protesta nei confronti delle politiche messe in atto al Governo targato PD molto ben tradotta dalle scelte politiche del Ministro Minniti che mostrano una continuità assoluta fra le scelte dell’ex Presidente del Consiglio Renzi e l’attuale maggioranza capeggiata dalla Presidenza Gentiloni.

Sono molte le istituzioni che in questo momento ‘piegano a destra’ e le loro azioni dirette sulle scelte praticate assumono una linea politica precisa dal volto feroce che identifica. E’ di quest’oggi la notizia di una richiesta accorata da parte della Presidente della Regione Friuli Serracchiani al Ministro Minniti di fare in fretta e chiudere coste e frontiere agli immigrati per eliminare episodi di violenza. Come se la pratica di atti violenti fosse qualcosa di circoscritto ai confini geografici, all’identità e alla provenienza etnica.

Ma sovviene una domanda collegata al contesto, e Sinistra Italiana di Livorno chiede come mai tanta celerità non venga praticata quando si tratta di reprimere gesti che hanno nell’incostituzionalità il loro seme?

Ci riferiamo alle numerose manifestazioni anche in Toscana dei giorni scorsi dove i lasciapassare sono stati concessi a Casa Pound da alcune Istituzioni locali a chi fa del razzismo e della violenza contro l’altro la sua bandiera di lotta antidemocratica.

Sinistra Italiana si riserva di agire con un atto parlamentare di protesta ad azioni che in modo plateale reprimano il dissenso anche perché si intravede l’unidirezionalità nei confronti degli stessi soggetti che lo manifestano, e questo è lo specchio pericoloso di un momento nel quale la forza la si esprime sempre e solo contro chi è più debole e privo di diritti.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione Livorno