La Rotonda d’Ardenza si intitoli al Presidente Carlo Azeglio Ciampi

Cambiare il nome ad un luogo pubblico della città è giusto che diventi azione condivisa e discussione partecipata dai cittadini, soprattutto se si tratta di un luogo molto amato e vissuto come la Rotonda di Ardenza, ma non comprendo l’alzata di scudi in Consiglio Comunale nei confronti di un nome che oltretutto rappresenta un servitore dello Stato, un Presidente della Repubblica.
Mi riferisco alla petizione lanciata da Beppino Mancini patron della Barcarola, accolta dalla Vice Sindaco Stella Sorgente e oggetto della discordia in questo frangente sull’intitolazione della Rotonda di Ardenza a Carlo Azeglio Ciampi. Eppure, quando fu eletto come capo dello Stato, Livorno salì alla ribalta come la città del Presidente ed era amato da tutti. Ricordo le parole degli amici livornesi, nei momenti salienti del suo mandato, ma soprattutto le lacrime della gente comune che lo piangeva il giorno della sua morte.
La mia non è una difesa ad oltranza e nemmeno un atto di accusa, rilevo solo quanto questa città che ho scelto come casa e che amo moltissimo nonostante i suoi difetti, non sia poi così diversa dalle città di provincia che conosco.
Ho vissuto buona parte della mia vita a Ravenna, e si sa Ravenna non è New York. La passione per il chiacchiericcio non sempre affettuoso tipico di certa borghesia a qualsiasi latitudine, serve ad alimentare spesso le cronache locali quando sono spente, ma in questa città ci sarebbe molto altro di cui parlare, le urgenze sono impellenti e necessitano di essere condivise più che altrove. Immagino lo stupore del Sindaco Nogarin, stupore che condivido assolutamente, nel vedere la sua maggioranza mettere in discussione una scelta logica quanto naturale per la città, così come immagino lo stupore nell’accorgersi che il dibattito viene ridotto in un frangente simile ad un problema di toponomastica.
Speravo davvero in uno scatto in più per l’immagine e la storia di questa città che ho visto fino a poco tempo fa generosa, accogliente e grata verso il suo passato. Non capisco davvero l’allergia del momento, non capisco la logica di un simile atto, fosse il nome di un gerarca fascista o di un nome storicamente scomodo ad essere suggerito, mi unirei al coro sdegnato di chi non vuole accettarlo e si oppone con forza. Altrove, in tempi recenti è accaduto ed è la cronaca attuale a raccontarlo. Oggi si tenta di sdoganare qualsiasi cosa dimenticando la storia. Per questo voglio ricordare, senza timore di smentita che Ciampi, era soprattutto un livornese che amava in modo viscerale la sua città, ma anche un antifascista che ha rappresentato durante il suo mandato, un modello di laicità nel preservare quell’equilibrio indispensabile alla tutela dei diritti costituzionali, senza dimenticare il suo ruolo di garante in passaggi molto difficili della recente storia repubblicana. Accapigliarsi per un nome come quello del Presidente mi pare una sciocchezza fuori luogo e mi auguro che venga rispettato l’impegno preso dalla Vice Sindaco nei confronti di una richiesta suffragata da moltissime firme di cittadini livornesi.
Credo che il Consiglio Comunale abbia altro di cui occuparsi, la città, quella reale fatta di problemi reali, ha bisogno di azioni concrete e non di sterili polemiche.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana – Federazione di Livorno

 

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