Intervento congresso federazione

Care compagne e cari compagni,

Antonio Gramsci diceva che  “L’indifferenza è il peso morto della storia”, ebbene, noi non siamo indifferenti, non lo saremo per chi ci è seduto accanto o per chi verrà dopo di noi.

Sinistra Italiana è un’ occasione di riscatto, l’ultima disponibile e non possiamo arrenderci agli ostacoli che troveremo sul nostro cammino. Non possiamo rinunciare a sperare di cambiare con la lotta e con l’impegno civile il ritorno all’essenza delle cose.

E’ necessario riappropriarsi delle battaglie di chi ci ha regalato una libertà che a volte non abbiamo saputo gestire e meritare.

La sinistra per come la intendiamo noi, sopravvive nei bisogni che chiedono ascolto ogni giorno nella società, in mezzo alle pieghe più dure di un’esistenza divenuta ormai troppo difficile che mette generazioni, popoli e anime le une contro le altre.

Qual è la risposta a tutto questo? Serve recuperare un vocabolario che non si è estinto. Che sia comprensibile, attento ai simboli che rappresenta ma soprattutto attento alle domande che abbiamo smesso di porci pensando che la Sinistra,  potesse continuare a vivere per inerzia.

Serve azione, serve il coraggio di ammettere che abbiamo sbagliato ma che siamo pronti a riprovarci camminando con umiltà su un percorso diverso che torni ad ascoltare e a guardare chi non guardiamo e non ascoltiamo più ma c’è e ci sta aspettando.

Il popolo che non vota ci fa paura, ma solo perché non si riconosce più in noi, per questo dobbiamo uscire dalla torre d’avorio e andare insieme a lui nelle strade e nelle piazze!

Le parole della sinistra devono tornare prepotentemente nell’aria e non essere sussurrate a bassa voce. Abbiamo ancora in tasca gli errori che serviranno a non sbagliare più per far crescere una nuova generazione di uomini e donne che con fiducia, ma anche con rabbia, vogliono tornare ora ad essere padroni della loro vita, per vivere e non sopravvivere. Aspirare al futuro è un diritto, non un privilegio. Per questo la precarietà dell’esistenza va cancellata e risolta.

La società nella quale viviamo non è un’azienda e per questo il modello Marchionne che è diventato un modello di vita non possiamo accettarlo!

Divenire marginali accade alle persone, così come accade ad un territorio e tale marginalità finisce per togliere depotenziando,  autonomia, sviluppo e condizioni di tutela alle persone e alle cose.

In quest’ottica, la Costa non è territorio di conquista, mentre la Regione la sta trattando come laboratorio sperimentale dove misurare la ‘resistenza umana’ dove i diritti sono stati strappati dal cuore delle città e noi possiamo solo combattere a mani nude.

Le nostre città così come il territorio nel quale viviamo è generato dalle azioni di chi lo vive, come somma di bisogni simili e di vocazioni altrettanto simili, con alcune specificità che ne determinano caso per caso, risorse e debolezze anch’esse simili.

Complessivamente si tratta di un territorio morfologicamente abbastanza uniforme che quindi gode di propensioni simili.

Il mare è da sempre la risorsa più importante che ha determinato e non solo in epoca moderna, l’andamento economico e di  sviluppo delle attività più importanti. I porti di Livorno e Piombino,  hanno costituito per decenni un volano di sviluppo che ha contribuito a far crescere la cultura industriale e ha in qualche modo trainato tutta la costa.

Non è un caso che l’industria nella lavorazione di materie prime, abbia trovato grossi finanziamenti dallo Stato e ciò ne abbia condizionato poi la sopravvivenza fino ai giorni nostri. Oggi le grandi aziende ex statali sono diventate vuote cattedrali nel deserto, così come le aziende private che hanno avuto un glorioso passato, legate alla meccanica e alla chimica, sono state progressivamente de localizzate a causa di costi di gestione apparentemente troppo alti, handicap logistici,  guasti infrastrutturali e inefficienza che non risponde più alle leggi implacabili del neoliberismo ormai diffuso e praticato. Le attività fuori controllo, ai limiti della legalità sugli appalti da parte di chi detiene  il potere delle grandi lobbies, dove si è abdicato anche sulla sicurezza dei lavoratori con la scusa di un lavoro a tutti i costi, hanno contribuito alla fuga per interesse.

Un vero e proprio ricatto sociale che ha reso il quadro disastroso dal punto di vista del lavoro come risorsa per un territorio e come diritto per chi lo pratica.

Lo spostamento del baricentro produttivo dove la manodopera costa meno ha avuto ricadute molto rilevanti sui livelli di occupazione.

Petrolchimica e industria del ferro, sono in grandissima sofferenza.

Mentre l’obsolescenza delle strutture portuali e la mancanza di fondi per l’ammodernamento bloccato da gare d’appalto infinite, legate anche qui a logiche di spartizione del potere, impedisce piani di sviluppo preventivo e di conseguenza un radicamento efficace dell’indotto.

Sarà un caso, ma le Autorità Portuali sono le istituzioni più commissariate in tutto il paese e su questo sarebbe utile fare una riflessione dal momento che Livorno sulla carta condivide questo organismo con Piombino ma le attività relative non sono mai state messe a sistema, anzi poste continuamente in competizione. L’impoverimento delle attività produttive soprattutto a Piombino impone un cambio di rotta per salvare il salvabile di ciò che resta. Molte sono le lotte sindacali in atto in provincia, qualche battaglia vinta, molte quelle purtroppo perse.

Le parole d’ordine sono ‘bonifica ambientale, riconversione e potenziamento del manifatturiero’, che potrebbero produrre occupazione proponendo un nuovo modello di crescita.

Ma quale riconversione è possibile?

La rinascita complessiva di un’economia circolare improntata sulla capacità del know how disponibile, ricercando oltre i confini della nostra provincia esperienze di eccellenza tecnico scientifica legate alla blue green economy, avrebbe ricadute efficaci in termini di ritorno economico, vivibilità, fruibilità e appetibilità e di conseguenza potrebbe attivare e attirare nuovi investitori obbligati alla consapevolezza di agire in un territorio da tutelare anche attraverso il lavoro.

In questa chiave, le amministrazioni locali devono iniziare ad imporre non solo verifiche, ma accelerare le procedure e facilitare gli investimenti ponendo condizioni praticabili e convenienti senza svendere il territorio o mettere in predicato la salute dei cittadini, creando le migliori condizioni per far convivere interessi privati e esigenze pubbliche nel pieno rispetto della legge.

Non possiamo affidarci alle false promesse studiate ad hoc per per tacitare il dissenso, per colmare la sofferenza e l’insofferenza dovuta alla crisi.

La costa Toscana deve pretendere e chiedere di più a chi la governa da Firenze senza conoscerla.

Il ritorno alla dimensione di sviluppo del manifatturiero, della piccola e media impresa è la strada più attuabile e deve accompagnarsi ad un nuovo tipo di insediamento produttivo sostenibile, che  per dimensione e attitudini sia legato alle vocazioni del territorio, quindi la trasformazione deve accompagnarsi a ciò che già esiste e sta rischiando di scomparire. In quest’ottica, agroalimentare e turismo assumono una rilevanza straordinaria per risollevare con l’eccellenza dell’offerta che proviene dalle economie locali, un nuovo bacino di ricchezza.

Non ultimo, va pensato un atto di trasformazione versato a modalità sostenibili anche nella gestione di servizi integrati e mi riferisco al ciclo dei rifiuti così come alla gestione attenta degli sprechi di risorse fondamentali come l’acqua che è un bene pubblico e come tale va equamente distribuito, gestito e mai sprecato nel rispetto dei referendum del 2011 che hanno sancito che l’acqua è un bene pubblico.

Lo sviluppo del turismo sulla costa toscana, ha da sempre avuto un andamento discontinuo e non omogeneo nonostante le grandi potenzialità offerte dal territorio naturale.

Le attività legate a questo specifico settore si sono ristrette a luoghi specifici e complessivamente non esiste una rete di collegamento che metta in connessione le risorse disponibili e ciò ha creato forti scompensi dove non è mai stata valutata di fatto un’alternativa di sviluppo.

Realtà come l’Elba e le altre isole dell’arcipelago, sopravvivono grazie al turismo, ma ciò ha comportato una contrazione delle altre attività produttive, comprese quelle legate ai servizi,  con gap strutturali che ne hanno condizionato uno sviluppo organico soddisfacente.

Il livello qualitativo dell’offerta va aumentato, deve andare oltre la stagionalità, infatti servirebbe un economia a tempo pieno, non dimentichiamo che la stagionalità è uno dei fattori che favoriscono instabilità nel mercato del lavoro favorendo la proliferazione della politica dei voucher, che incide soprattutto nell’offerta di lavoro alle giovani generazioni.

Altro punto importante per il decollo delle attività turistiche è il rilancio di quei luoghi di grande importanza storico artistica e naturalistica a oggi ancora fuori dai circuiti noti dei tour operator.

Le nostre eccellenze monumentali e artistiche vanno recuperate e serve restituire loro dignità e importanza strategica nei confronti di un tipo di turismo diverso dal mordi e fuggi, che sia più consapevole e legato alla storia dei borghi, delle pinete e delle spiagge oltre che degli insediamenti archeologici presenti.

La rivoluzione va quindi pensata dal punto di vista culturale oltre che politico e deve essere messa in campo in ogni settore come leva, come risorsa viva alla quale attingere.

La pretesa di ascolto e investimenti deve arrivare per diritto acquisito al Governo Regionale, come avviene altrove in territori dove la fedeltà e la pratica dell’inchino al potere è costante, ma sulla base di progetti di reale cambiamento che sia radicale e abbia una ricaduta collettiva, per questo serve creare un legame di corrispondenza fra addetti di qualità in ogni ambito produttivo.

Attivare una riconversione  può avvenire solo attraverso la formazione collegata ai bisogni del territorio e al recupero di comportamenti e atteggiamenti diversi, non servili e accomodanti nei confronti di scelte di opportunità per pochi, ma che devono nascere da un’ idea collettiva proposta dalla comunità che vive in quel contesto.

L’esigenza di cultura  del territorio passa attraverso una ‘rieducazione degli occhi e della mente’ per questo deve essere inserita nell’elenco delle priorità, puntare sulle eccellenze e recuperare la storia è il primo punto di partenza.

Ignorare ciò che ci circonda ci rende deboli, mentre recuperare la connessione culturale può aiutare la società ad aprirsi e ad essere non tollerante, ma accogliente nei confronti della diversità favorendo quell’integrazione a oggi ritenuta impossibile ma essenzialmente dovuta alla mancanza di un paracadute disponibile per tutti.

Benessere diffuso, genera tranquillità sociale e se si parla di benessere diffuso non si può prescindere da tutte quelle attività annesse alla cura e alla salute delle persone messe in ginocchio dalle scelte regionali che hanno distrutto il servizio sanitario capillare sui territori.

Migliaia di persone sono costrette rinunciare al diritto di curarsi e a non avere assistenza perché oltre a mancare  posti letto, sono stati chiusi gli ospedali a seguito di accorpamenti e scellerati contenimenti di spesa. Non esistono più tempi per i protocolli di prevenzione e cura accettabili ed efficaci dal momento che la scelta è stata di smantellare colpo su colpo la sanità pubblica per dare sostegno e risorse a quella privata.

Il  trend negativo sulla quota assistenziale pro capite significa che può curarsi solo chi può permetterselo pagando. Non sono bastate le petizioni e le raccolte di firme a far cambiare idea al ‘Signor Rossi illuminato sulla via di Damasco dalla luce del socialismo’.

Noi, continueremo nella lotta.

Ci sono molte cose che vorrei ancora dire, ma voglio spendere gli ultimi minuti che mi restano, per spiegare quale tipo di struttura e quale metodo il lavoro sarebbe per noi indispensabile adottare per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati per far crescere Sinistra Italiana sul nostro territorio provinciale e risolvere le contingenze che limitano la nostra capacità di essere cittadini.

La sua struttura dovrebbe essere snella, di collegamento con i territori che la compongono, d’altronde il cuore pulsante di Sinistra Italiana è nei circoli territoriali che nasceranno dopo il passaggio del Congresso Regionale entro la fine del mese di aprile.

La sua funzione sarebbe di supporto continuo non impositivo ma in grado di  proporre sintesi politica e progettuale per coadiuvare processi di sviluppo senza interferire sulla sovranità e sull’identità degli specifici luoghi oggetto di discussione.

Nessuna scelta dovrebbe calare dall’alto o essere data per scontata. La rispettiva autonomia dei circoli garantita dalla presenza di una direzione provinciale, quella che abbiamo eletto oggi,  sarebbe partecipata dai singoli coordinatori dei circoli territoriali, dove ognuno diverrebbe portatore responsabile della voce dei suoi iscritti avendo ugual peso nelle decisioni a prescindere dai numeri degli aderenti ai circoli corrispondenti.

La risoluzione dei problemi verrebbe affrontata con un confronto diretto ove servisse, dal momento che le dinamiche del passato ci impongono un cambio di rotta anche sulle procedure di condivisione:  le riunioni si dovrebbero tenere nei circoli territoriali per prendere visione direttamente dei problemi locali. Sarebbe un modo utile per rendere collettiva la condivisione di un’identità territoriale, emergerebbe così un capitale di esperienza, di conoscenza e di soluzioni da utilizzare.

Le informazioni sarebbero divulgate e partecipate a tutti i membri della direzione, ma solo dopo gli opportuni passaggi nei rispettivi circoli fra gli iscritti.

Anche la Federazione Provinciale potrebbe avvalersi di competenze esterne così come da Statuto, per trasferire soluzioni e suggerire progetti che concorrano alla soluzione di problemi di difficile sviluppo, ma sempre nei limiti e nel rispetto della linea politica di Sinistra Italiana.

Il Tesoriere nominato dovrebbe avere una funzione non solo amministrativa nella gestione dei beni della Federazione Provinciale che appartengono a tutti gli iscritti, ma svolgerebbe il suo ruolo nell’organizzazione e gestione delle risorse individuando le scelte strategiche dal punto di vista economico finanziario anche nella ricerca di sottoscrizioni, sponsor per le manifestazioni di Sinistra Italiana, sempre e comunque difendendo le posizioni del Partito con la massima attenzione e  trasparenza.

Abbiamo la fortuna di avere all’interno della nostra Federazione, un componente della Direzione Nazionale di SI e pertanto la sua presenza sarà preziosa per il collegamento diretto con gli organismi nazionali e per trasferire sui territori le linee politiche maturate in seno alla Direzione Nazionale.

Inoltre, cosa di notevole importanza, avendo questa assemblea recepito il documento condiviso con la Federazione di Grosseto e il Coordinamento di Pisa in merito ad un percorso di costruzione strategica comune auspichiamo la cadenza regolare di incontri con invito permanente ai coordinatori, o chi per loro, alla partecipazione attiva delle discussioni in ambito interprovinciale relative ai temi contenuti nel documento approvato oggi.

Ritengo personalmente che un territorio ampio vada gestito con ampia partecipazione e ampio consenso da parte di chi lo vive, questa è la sola strada per praticare la democrazia.

Il motto ‘divide et impera’ non ci apparterrà mai.

Ora e domani il noi sarà sempre più importante dell’io.

intervento SG congresso federazione
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